EDITORIALE Graphos 7
Da sempre l’AGAS unisce arte, scienze umane, corpo, movimento e sviluppi psico-sociali contemporanei alle diverse manifestazioni del gesto grafico. Ci si orienta soprattutto verso uno studio interattivo di questi aspetti, nell’intenzione di non dimenticare il senso dell’umano che anima e fa vibrare le masse energetiche dei prodotti grafici.
Che si tratti di un disegno spontaneo di un adulto, della minuta di un adolescente o di uno spartito musicale di un musicista, si ha ogni volta a che fare con le tracce di un passato al contempo individuale e collettivo, con i solchi di una vita sentita e vissuta, con le immagini sfumate di un inconscio non sempre razionalizzabile — e non sempre da ‘dover’ coscientizzare.
I tracciati scorrono sulla carta plasmati da una forza invisibile imprendibile e impensabile, da una fresca e genuina vitalità creatrice. Come può allora il grafologo pretendere di arrestarne il corso e con intenti investigativi coglierne l’anima ispiratrice, per ingabbiarne il flusso e deturparne l’espressione naturale — come l’uomo civilizzato e tecnologizzato è abituato a fare, nelle idealizzate vesti di chi conquista e sottomette?
Il rispetto dell’altro, che nasce dal rispetto di se stessi, si trasforma in sensibilità empatica che si limita a osservare attentamente e a capire, e non carpire, le intimità altrui, attraverso canali relazionali e comunicativi metaforici ed emotivi, inconsci e naturali, corporei e spirituali. La relazione con il mondo dei tracciati grafici può facilmente orientarsi sull’ascolto amorevole delle voci che in silenzio vi si possono udire, sul tocco amichevole e sensuale delle forme, sul respiro di fumi che incantano e seducono l’animo.
È a quel punto che la relazione duale diventa unità empatica: non sono più allora i concetti a dirigere l’appetito del potere, non sono più le regole a predisporre giudizi sentenziosi. Il gesto grafico perde l’angusta astrattezza dell’irreale per farsi umano e risplendere di luce propria; di quella luce il grafologo, come luna nella notte, dovrà riflettere il bagliore.
Roberto Travaglini