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Graphos 15-16
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EDITORIALE Graphos 15-16

 

Il presente numero si sofferma, in particolare, sulle dinamiche del disegno in età evolutiva, considerato sia dal punto di vista teorico che operativo quale valido strumento diagnostico e educativo per psicologi e pedagogisti: la decodificazione del simbolismo del linguaggio grafico-espressivo implicito nelle raffigurazioni spontanee e/o guidate di bambini e adolescenti e l’apprezzamento del livello cognitivo ed emotivo che induce a scegliere quel linguaggio e non un altro ci consentono di comprendere più a fondo eventuali interiori dilemmi evolutivi e di correggerne il tiro, per quanto possibile, attraverso una più appropria e individualizzata azione di interazione comunicativa con il giovane o giovanissimo, semplicemente afflitto ovvero drammaticamente solo e angosciato. La scoperta e la profonda comprensione del linguaggio “nascosto” nel disegno impone una sensibilità e un accorgimento tecnico, da parte di chi vi si avvicina, tali da presupporre una preparazione teorico-pratica approfondita e prolungata: solo un misto di allargate conoscenze/esperienze interdisciplinari può farsi sicuro strumento di mediazione tra l’oggetto-disegno e l’operatore e strumento, quindi, di reale interattiva comprensione. Il bambino, se è lasciato esprimersi “liberamente” o, meglio, se è adeguatamente sollecitato, tende a “scaricasi” da sé e a “riempirsi” creativamente, quando (e se) ne ha bisogno, mediante l’attività psicofisica del disegno: la stessa cosa può valere per l’adulto mediante un analogo mezzo espressivo, la scrittura – più vicina al suo mondo simbolico-culturale –, qualora sia vissuta dallo scrivente con le stesse dinamiche ludiche con cui il bambino vive il disegno: è allora che può emergere un lato fanciullesco con cui ri-vivere creativamente lati oscuri o malvissuti di sé, come quando si prova a sperimentare il Gioco della scrittura libera nella relazione con chi non solo conosce bene il gioco, ma è in grado anche di sintonizzarsi in modo appropriato con la sensibilità dell’altro. Infine, un articolo su alcune note teoriche relative alle espressioni dell’ansia in grafologia morettiana e una ricerca empirico-sperimentale sui segni attuali di alcune professioni completano “Graphos”, sulla spinta mossa da una profonda necessità di incrementare la ricerca (teorica e pratica) nell’ambito del discorso grafologico, al fine di un suo futuro (possibile) riconoscimento scientifico-disciplinare.

Roberto Travaglini

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Ultima modifica: 25/06/2010