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Graphos 15-16
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EDITORIALE Graphos 11-12

 

È forse possibile immaginare un atteggiamento collettivo esente, oggi, da manifestazioni di natura narcisistica e negare l’indubitabile interesse di un’indagine, sui motivi e le sue espressioni, di una simile inondante prassi narcisistica? Se diversi portavoce delle scienze umane si avventurano in questa verifica, è per capirne i nessi, i possibili sviluppi, le possibili degenerazioni individuali e sociali, e la possibile via d’uscita. Ma è senz’altro, anche, per agevolare e intensificare un percorso di consapevolezza dal quale, spesso, l’uomo moderno — o, forse più appropriatamente, postmoderno e tecnologizzato — preferisce astenersi, rapito com’è da miriadi di faccende utili, piuttosto, al possesso e all’accumulo personali, all’indifferenza e alla fuga.

Non è tanto entusiasmante constatare che l’indebolimento dell’immagine dell’Altro e il crescente intorpidimento della sensibilità sociale siano parallelamente compendiati dall’ascesa di un’etica, individualistica ed Ego-centrica, capace — con modalità che diremmo paradossali — di calpestare i fini stessi dell’umanità, né più né meno di come l’inumana umanità si è dimostrata capace, negli ultimi secoli e ancora più che mai oggi, di calpestare la Natura stessa e i suoi vitali riflessi di creazione. Narcisista non è più solo il singolo paziente freudiano, che va sul lettino dell’analista per rimediare all’intimo senso di vacuità; lo è anche la società contemporanea, protesa verso mete e ideali illusori e depistanti, indebitamente lesivi nei confronti dell’innata necessità di autorealizzazione.

Come il Narciso mitologico confondeva l’Amore con l’ingannevole immagine di sé riflessa dall’acqua, altrettanto l’uomo di oggi confonde la realtà oggettuale col riflettersi dei propri sogni di compensatoria, quanto illusoria onnipotenza individualistica, finendo per dimenticare la presenza dell’altra umanità, come anche, indirettamente, della propria.

Gli interrogativi sul diffondersi di questo crescente fenomeno nella società occidentale del secolo trascorso pongono non poche — ma certamente valide — perplessità sul suo possibile evolversi nel secolo entrante; sono interrogativi spesso legittimati da osservazioni critiche e sperimentali operate in diversi tempi e settori dalle scienze umane, attestanti la presenza sociale di un malessere narcisistico tipico, un narcisismo patologico, menomante, intimamente limitativo, che lascia poco spazio ai liberi virtuosismi delle potenzialità umane, sia individuali che collettive. Viene da domandarsi quanto e per quanto tempo ancora l’uomo sia disposto ad accettarlo e a conviverci così passivamente, ammaliato dall’illusorio e dall’evanescente.

Gli innegabili segni della CULTURA DELL’IMMAGINE E DELL’EFFIMERO trovano evidenze in molti luoghi, in molte espressioni umane, in abitudini consolidate e massificate, così come anche nelle visibili tracce grafiche di scritture e di disegni (non solo di giovani ma anche di adulti), sulle cui peculiari caratterizzazioni espressive e sulle cui attuali concretizzazioni strutturali e storico-culturali il presente numero di Graphos, che sintetizza le due giornate di convegno a Bologna sul tema appunto del narcisismo, si sofferma con modalità al contempo specifiche e multidisciplinari, nell’intento di integrare utilmente la ricerca già posta in essere da altre autorevoli branche del sapere su questo diffuso e, certamente, non trascurabile disagio.

 

Roberto Travaglini

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Ultima modifica: 25/06/2010